“Vi faremo sapere”, così Conte va a sfottere il Parlamento

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“Vi faremo sapere”, è il messaggio di Conte al Parlamento. Tutto qui, una scialba ripetizione dei provvedimenti presi e poi l’affondo: se diremo sì al Mes sarà per fare un favore ad altri paesi, come la Spagna. Più bugiardo di Conte non ce n’è.

L’informativa del presidente del Consiglio al Senato e alla Camera è stata una messinscena. La finzione della collaborazione con l’opposizione, salvo poi metterla alla gogna in diretta televisiva se osa parlare; l’ambiguità sul prossimo debito dell’Italia che lui firmerà e noi pagheremo per gli anni a venire.

“Vi faremo sapere”, dice Conte al Parlamento

Il premier è andato a sfottere i parlamentari e c’è chi ha da ridire persino se riceve contestazioni su un mare di balle. Perché non ha spiegato quando entreranno nelle tasche degli italiani la montagna di soldi che ha promesso? Quando arriveranno i quattrini della cassa integrazione? Sono le banche che non hanno capito lui o è lui che sta facendo fesso il nostro popolo?

La dialettica parlamentare può anche comandare toni soft in momenti difficili, ma se ci si sintonizza sulla bassa frequenza popolare si intuisce che la gente non ne può più. E che se i cittadini si scatenano e sciamano per strada non li ferma più nessuno.

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Va in Parlamento – il premier non votato da nessuno – e tace sulla riapertura. Ne parla solo su Facebook. È qualcosa di molto grave ignorare così quello che è il tempio della democrazia rappresentativa.

E poi, la vicenda più grave. Conte ha pervicacemente rifiutato di far votare un mandato dalle Camere sull’atteggiamento da tenere al Consiglio europeo. Promette che l’ultima parola spetterà al Parlamento quando invece avrebbe dovuto essere la prima. Perché corriamo il rischio concreto di un’ipoteca finanziaria gravissima sul futuro del nostro popolo. Mascherina e poi occhiali neri per non farsi riconoscere, signor presidente, perché gli italiani sono davvero arrabbiati adesso.

Parla d’altro mentre si prepara a dire sì al Mes

Ma Conte non lo comprende perché in Parlamento si è messo anche a discettare sull’App Immuni con cui vorrebbero tracciare tutti gli italiani.

Uno più uno più uno è davvero difficile attribuire patenti di democraticità assoluta a questo signore passato indifferentemente da un governo all’altro pur di mantenere la propria poltrona. E che decide da solo che cosa deve fare ciascun italiano dimenticando quello che avrebbe dovuto fare lui al primo manifestarsi del coronavirus in Italia.

No, con i suoi compari di governo Conte ululava al razzismo dilagante, l’altro, Zingaretti, se ne andava da Sala a prendere l’aperitivo a Milano e il sindaco di Firenze Nardella ci invitava ad abbracciare i cinesi.

Conte dice di voler una minoranza responsabile perché è la maggioranza che è piena di irresponsabili. E anche il suo atteggiamento di ieri in Parlamento non fa capire a nessuno come riuscire a salvare la nostra Patria dal momento difficilissimo in cui è precipitata. Siamo attoniti di fronte ad un premier che non ha nelle viscere le basi del corretto rapporto istituzionale. Si illude – lo illudono – che così durerà a lungo. Si capaciterà del contrario quando dovrà confrontarsi con una pubblica opinione inferocita. E non lo salverà la squadra social di Rocco Casalino.

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